G come… Glutine!

Il glutine è una sostanza di origine proteica che si ottiene dall’unione di due proteine, gliadina e glutenina, contenute nella maggior parte dei cereali che utilizziamo per la nostra alimentazione. Ma voi avete mai visto di persona questo misterioso sconosciuto?

Mescolate acqua, farina e sale come se doveste fare una piccola pagnotta (potete farlo anche con un paio di cucchiai di farina) e lasciatela a riposare al coperto per circa mezz’ora. L’azione meccanica esercitata sulla farina, la presenza dell’acqua e il riposo permettono la formazione del glutine. Lavate la vostra pagnotta, continuando ad impastare, sotto l’acqua corrente. L’amido è solubile in acqua e sarà facilmente lavato via, questa proteina molto reticolata invece non lo è e rimarrà tra le nostre mani. Finalmente lo vediamo! Ecco il glutine!

La quantità di glutine presente in una farina (che viene misurata con lo stesso procedimento che vi ho illustrato prima, ma pesando accuratamente gli ingredienti e il glutine risultante) le attribuisce un parametro detto forza (indicato in panificazione con una W). Maggiore sarà la quantità di glutine, maggiore la forza della farina, ovvero la sua capacità di generare impasti ben strutturati, elastici e stabili. Utilizzeremo quindi una farina più debole (tipo la comune farina 00 per dolci, più ricca in amidi) per impasti senza riposo e a lievitazione istantanea (ad esempio le torte) e farine più forti (che possono arrivare fino a 350W – è indicato sulla confezione) per impasti a lievitazione più lunga (panettoni, pani a lievitazione naturale ecc.).

Il glutine è altresì utilizzato nella preparazione del seitan, ovvero il sostitutivo vegetariano della carne, che viene estratto con questa procedura, a livello industriale, dal frumento. Ma se per i vegetariani il glutine è un aiuto fondamentale nell’integrazione delle proteine, c’è qualcuno per cui ingerire glutine è un vero problema, il celiaco. Il glutine viene digerito (ovvero scomposto) ad opera di un enzima chiamato transglutaminasi, verso cui, per errore, il corpo del celiaco sviluppa anticorpi che danneggiano fortemente i villi intestinali. Il glutine è presente nel frumento (compreso il kamut, che del grano è una varietà), nella segale, nell’orzo e nel farro. Non si trova invece nel riso, nell’amaranto, nella quinoa e nel miglio.

La presenza di glutine non rende un alimento peggiore, anzi. La presenza di glutine spesso influenza positivamente la qualità della farina e, di conseguenza, del pane o dei prodotti dolciari realizzati con essa. Se siamo celiaci, ovviamente, è tutta un’altra storia, ma se non lo siamo… allora W il glutine!

Stay Tuned

La Scienzabolaria

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Per approfondire:

Wikipedia sul Glutine

Esperimento di separazione del Glutine

Interessante dispensa Zanichelli sugli aspetti tecnologici della farina e degli impasti

Sito dell’AIC (Associazione Italiana Celiachia), dove trovate un elenco dettagliato di tutto ciò che contiene o non contiene glutine e tante preziose informazioni

Dario Bressanini sul Glutine

P come… Placebo!

Signore e Signori, è giunto il momento di parlare del mio amato effetto Placebo!

Il dizionario Treccani definisce il placebo come “Preparazione farmaceutica a base di sostanza farmacologicamente inerte che viene somministrata soprattutto per gli effetti psicologici di autosuggestione che può avere sul paziente, oppure per eseguire confronti con medicamenti efficaci in una serie di esperimenti clinici”.

Quindi, se devo verificare l’efficacia di un farmaco, eseguo quello che viene chiamato “test a doppio cieco”. I pazienti vengono divisi in due gruppi (né il medico, né il paziente sanno a quale gruppo appartengono, per questo si chiama doppio cieco), di cui uno assumerà il farmaco da testare, l’altro assumerà una sostanza all’apparenza assolutamente identica, ma priva di principio attivo. La differenza nel risultato tra i due gruppi dimostra l’efficacia di un farmaco. Quindi un farmaco efficace deve mostrare una differenza che vada oltre l’effetto placebo.

L’effetto placebo ha componenti psicologiche importanti, per esempio l’atteggiamento di fiducia del paziente, il comportamento dell’operatore che somministra il placebo, la forma del placebo stessa (una compressa più grande “fa più effetto” di una più piccola), ma tale effetto può essere spiegato con fattori biologici. Quando qualcuno si prende cura di noi, che sia con un abbraccio, con l’omeopatico o con un farmaco qualunque, si innesca un circuito neuronale che porta al rilascio di endorfine, neurotrasmettitori che possono interagire con gli stimoli del dolore, attenuandoli.

Ma questo che vuol dire? Vuol dire che per i nostri piccoli malesseri possiamo scegliere la cura che vogliamo e che se ci crediamo farà comunque effetto. Vuol dire anche che c’è una precisa analisi dietro il termine “efficace” quando parliamo di un farmaco, ed è ciò che prescinde dall’effetto placebo. Quindi è dimostrato che, ad esempio, la pranoterapia (che magari sarà la prossima P) non è efficace, ma potrebbe funzionare su di te perchè tu ci credi! C’è qualcosa di negativo in questo? No, a patto di saper riconoscere quando subentra la necessità di un farmaco vero e di un medico vero. A patto di essere consapevoli che, anche se può rivelarsi utile, ci stiamo prendendo in giro da soli…

Hip Hip Hurrah per l’effetto placebo (se sappiamo come usarlo)!

Stay Tuned

La Scienzabolaria

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Per approfondimenti:

Wikipedia sul Placebo

Articolo del CICAP(Comitato Italiano Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) sul Placebo

Interpretazione Psicologica del Placebo

Wikipedia sulle Endorfine

D come… Doppler!

Soprannominato dagli amici “effetto ambulanza”, nella sua semplicità ha permesso di scoprire che l’universo si stava espandendo… Sono fiera di presentarvi… (rullo di tamburi)… l’effetto Doppler!

Supponiamo che dei musicisti suonino su un treno e che noi, fermi alla stazione, assistiamo al passaggio della bizzarra carrozza. Sentiremo un suono più acuto all’avvicinarsi del vagone e un suono più grave una volta che il treno si starà allonanando da voi. Mi direte “Ma dai… dei musicisti su un treno!”, ma questa volta dovrete interpellare il Signor Christian Andreas Doppler, che lo sperimentò di persona! (Chissà che scena simpatica dovette essere).

 

Più probabilmente vi sarà capitato, magari mentre siete nel traffico, di sentire il rumore della sirena di un’ambulanza; se ci fate caso noterete che all’avvicinarsi del mezzo a voi il suono si fa più acuto e al suo allontanarsi diventa più grave. Che cosa succede?

La gravità di un suono (chiamata più correttamente “altezza”) dipende da un parametro dell’onda sonora chiamato frequenza. Tanto più sarà alto il valore della frequenza, quanto più sarà alto (ovvero acuto) il suono emesso. La frequenza dei suoni emessi dall’ambulanza non cambia nonostante essa sia in movimento… Allora perchè il nostro orecchio percepisce un suono variabile?

Vi è mai capitato di giocare ad uno di quei giochini in cui bisogna far saltare ad un personaggio un ostacolo? Allora la frequenza emessa è la distanza tra gli ostacoli, mentre quella percepita è rappresentata dal numero di volte in cui facciamo saltare il nostro protagonista. Quando il personaggio prende velocità, anche se gli ostacoli mantengono tra loro la stessa distanza che possedevano inizialmente, noi dovremo saltare più velocemente. Per ottenere la frequenza percepita (quella con cui saltiamo) dovremo sommare la velocità del personaggio e quella con cui sono emessi gli ostacoli.

Questo effetto ha in realtà due nomi, dovrebbe più correttamente chiamarsi “effetto Doppler-Fizeau”. Questo secondo scienziato scoprì in maniera indipendente lo stesso effetto, ma sulle onde elettromagnetiche.

Ci sono moltissime applicazioni dell’Effetto Doppler-Fizeau, tra cui quella che citavo all’inizio, di aver dimostrato la continua espansione dell’universo. Ogni elemento presente nei corpi celesti emette una precisa frequenza luminosa, esattamente identica a quella che lo stesso elemento emette nei laboratori in cui può essere misurata. Edwin Hubble misurò però una frequenza diversa, più bassa, che attribuì ad un’allontanamento della sorgente (ovvero della stella). Quindi l’universo si sta espandendo!

L’effetto Doppler-Fizeau ha applicazioni infinite, tra cui il funzionamento della “vista” dei pipistrelli, alcuni apparecchi utilizzati in medicina per diagnosi angiologiche (Eco-Doppler e Laser-Doppler-Imager) e alcuni tipi di radar utilizzati in aeronautica.

Grazie, Herr Doppler e Monsieur Fizeau!

Stay Tuned

La Scienzabolaria

 

 

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Per approfondimenti:

Trattazione approfondita dell’effetto Doppler-Fizeau

Wikipedia sull’effetto Doppler

Wikipedia sulla Legge di Hubble

Trattazione Matematica dell’effetto Doppler

E come… Entropia!

Quando penso al concetto di Entropia, mi vengono in mente i bambini… Supponiamo di voler costruire un fiore di carta crespa: quando avremo completato il nostro lavoro, per quanto possiamo essere stati bravi, ci sarà una gran confusione e una bella quantità di scarti di cui non potremo più servirci. Ecco la definizione macroscopica termodinamica dell’entropia, ovvero l’energia non più recuperabile che si disperde quando ho compiuto un lavoro (nel nostro caso, i ritaglini di carta crespa non più riutilizzabili per fare altri lavoretti). E nella vita reale? Carta crespa a parte, l’entropia è una forma di “dispersione” dell’energia (lo so che non si disperde, diciamo che viene resa inutilizzabile) del nostro universo, il quale quindi perde gradualmente il suo “ordine” e la sua “energia libera” (ossia quella che possiamo utilizzare per compiere un lavoro). L’entropia è la ragione per cui non è possibile costruire macchine perfette (ovvero che scambino calore e lavoro senza dispersioni di energia). E’ anche la ragione per cui, quando mettiamo a contatto due corpi con temperature diverse, una volta raggiunta una temperatura di equilibrio i due corpi non saranno più in grado di scambiare calore. E’ disordine, ma anche equilibrio.

“Maledetta entropia! La causa di tutti i nostri mali!”

Ma no! L’entropia è un concetto così complesso (e affascinante da morire) che non lo troviamo solo in fisica, ma anche, per esempio, nella teoria dell’informazione. La questione si fa complessa anche per me, cerchiamo di renderla più semplice. A volte mi capita di scrivere un messaggio chilometrico su Whatsapp e di ricevere come risposta un semplicissimo “ok”. Diventerei verde! Non c’è niente di peggio di non capire cosa pensa il tuo interlocutore quando gli hai fatto duemila domande. Ecco che l’entropia diventa magicamente una cosa splendida: il nostro interlocutore, per esempio mia madre, è la nostra “sorgente di informazione”. Un messaggio breve (come il suo laconico “ok”) è considerato come ordinato, perchè sono poche le infomazioni (i bit) che servono a codificarlo. Se mi avesse risposto con una fotografia, un commento e un messaggio audio, quante informazioni avrebbe dovuto spedire il suo telefono? Tantissime! Quindi l’entropia rappresenta la quantità dell’informazione contenuta in un messaggio della sorgente (mia madre). Meno scontato, più vario e quindi “disordinato” è il messaggio, più conterrà informazioni!

Altro esempio. Il mio studio. Il mio studio è pieno di fogli, libri, carta, quaderni, penne e chi più ne ha più ne metta… A detta di tutta la famiglia è il posto più caotico e disordinato della casa. Eppure è un caos ordinato, che per me contiene tutte le informazioni necessarie, disposte in modo che io possa riceverle. Quando ogni cosa è in ordine ma non sono stata io a sistemare, guardando la scrivania deserta non ricordo più cosa stavo facendo e perchè. Esattamente come le lettere di questa pagina potrebbero apparire solo un caos privo di significato ad un arabo o ad un russo, la mia scrivania appare disordinata a chiunque non possegga “la chiave” per conoscere quel disordine.

L’entropia è solo un ordine complesso, su cui, certamente, vostra madre non sarà d’accordo.

Stay Tuned

La Scienzabolaria

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Per Approfondimenti:

Entropia su Wikipedia

Teoria dell’informazione su Wikipedia

L’entropia in termodinamica

F come… Fiori di Bach!

Ieri, per caso, si parlava di ansie… Io sono una persona molto ansiosa e riconosco che, nei momenti di particolare stress, mi capiti di pensare che se avessi una bacchetta magica per farli sparire, probabilmente la userei senza pensarci un secondo. Se poi ci penso un po’, invece, mi viene da riflettere sul fatto che, insonnia a parte, l’ansia sia una reazione del mio corpo che mi aiuta ad ottimizzare le energie per conseguire un obiettivo a cui tengo molto. Ma non divaghiamo…

Parlando di ansie, vengono fuori ad un certo punto i “Fiori di Bach” e decido di informarmi, non si sa mai che funzionino…

(Adesso farò il grande sforzo di scrivere senza essere di parte per qualche rigo)

Apprendo dal sito ufficiale di questa “terapia” che i Fiori di Bach agiscono sul piano emotivo di una situazione patologica, che, come è noto, influisce poi su quello fisico. (E fino a qui è tutto bellissimo). Vado avanti e scopro che “I diversi rimedi sono la somma dell’azione congiunta dell’acqua e del fuoco, visto che gli elementi terra ed aria sono già presenti nel fiore, la pianta che li ha generati è difatti cresciuta fra la terra e l’aria del cielo.” E quindi le preparazioni sono costituite da Fiori raccolti “in una giornata di sole” e messi in acqua alla luce del sole o fatti bollire. All’acqua in questione è aggiunto del brandy come conservante. A questo punto il sito ufficiale spiega come funzionano “Non è un concetto di principi attivi presenti nel fiore da un punto di vista chimico – fisico, ma piuttosto di principi energetici che ogni pianta possiede. I “semplici”, vecchi erboristi dei secoli passati, si basavano proprio sulla forma, sul colore e sulle particolarità di ogni pianta per capire il campo di utilizzo. All’epoca non esistevano laboratori per la ricerca di elementi e sostanze presenti nella pianta, allora l’intuito e la capacità di entrare in contatto con la natura stessa della pianta permettevano di capire a cosa poteva essere utile. Le proprietà delle erbe tramandate dai “semplici” sono poi state confermate dagli attuali studi scientifici.”.

…Aspetta un attimo…

  1. Principi energetici: che sono quali? Dimostrabili come?
  2. Un’offesa micidiale a tutti gli erboristi passati e presenti, pace all’anima loro! Si sperimentava già agli albori, magari non con la stessa precisione di oggi, eppure ci sono piante che utilizziamo oggi come si faceva già molti anni fa. E’ vero che le proprietà di alcune erbe sperimentate grossolanamente centinaia o migliaia di anni fa sono state poi documentate e confermate… Ma nessuno sta affermando che siano quelle che loro utilizzano! (Occhio perché la frase è sottile e studiata di proposito perché possiate pensare che ci sono studi che confermano che i Fiori di Bach funzionano, ma vi anticipo che non è così!)

L’effetto placebo fa parte di ogni cura. Io ricordo sempre con piacere i miracoli fatti da tazze di acqua calda con l’alloro e un po’ di zucchero date ai miei lupetti quando la sera avevano mal di pancia e non volevano dormire… A volte basta prendersi cura di qualcuno per farlo stare meglio. Però il confine con la presa in giro qui è veramente sottile… Qui qualcuno vi sta dicendo che non ci sono principi attivi (sfido a dimostrare il contrario!), ma principi energetici (?) che agiscono sulla vostra mente (e questa affermazione potrebbe anche voler dire, abbastanza esplicitamente, che vi fanno un effetto placebo) e che alcune piante utilizzate da molti secoli erano riconosciute dagli erboristi per forma colore e particolarità della pianta (e come avrebbero dovuto riconoscerle? Senza guardare?) e che le proprietà di molte erbe sono poi state confermate da studi scientifici (non necessariamente le loro erbe, e comunque con una certa concentrazione che non può essere raggiunta con le loro metodiche di preparazione).

Sento il dovere di aggiungere che qualcun altro si è preso la briga di dimostrare con studi seri, con gruppi di controllo, che i Fiori di Bach non hanno altro effetto al di fuori dell’effetto placebo. Nella sezione dei link in basso ovviamente lo troverete allegato. Diffidate da studi, che spesso vengono millantati come studi scientifici, eseguiti con modello intervista del tipo: “I Fiori di Bach le hanno fatto effetto?”, che non è metodologicamente corretto.

Anche l’effetto placebo fa parte di una terapia, ma basare una terapia solo sull’effetto placebo… come vi pare?

Stay tuned

La Scienzabolaria

 

 

 

 

Post Scriptum

Per approfondimenti:

Uno studio serio che dimostra l’inefficacia dei Fiori di Bach

Il sito ufficiale dei Fiori di Bach che ho citato

L’immancabile Wikipedia sui Fiori di Bach

Uno studio che mostra la parzialità degli studi che sostengono l’efficacia della floriterapia con i Fiori di Bach

C come… Congiunzione Astrale!

State tranquilli, non mi sono data all’astrologia… “Congiunzione Astrale” è un termine proprio dell’astronomia, che descrive un momento in cui due astri (ad esempio due pianeti o un pianeta e il Sole) hanno la stessa ascensione dal centro della terra. E’ una speciale coincidenza in cui è possibile osservare più astri contemporaneamente e in una porzione di cielo limitata.

A questo punto vi sarete chiesti perché io ve ne stia parlando.

Una delle mie trasmissioni preferite è Leonardo, che ogni giorno dal lunedì al venerdì su Rai 3 dopo il TG Regionale riferisce di scoperte scientifiche o eventi interessanti. Qualche giorno fa accennava ad un evento molto carino che si verificherà in questi giorni e avrà il suo culmine Mercoledì 1 Marzo 2017: una congiunzione astrale tra la Luna, Venere e Marte (orario di osservazione 18.28). Ci basterà guardare, subito dopo il tramonto del Sole (per la precisione a partire dalle 18.00) verso Ovest-Sud-Ovest a circa 20° dall’orizzonte. Se fossimo dotati di un piccolo telescopio, sarebbe possibile scorgere anche Uranio, anch’esso in congiunzione con la Luna, Marte e Venere. L’osservazione è ripetibile il 2 Marzo, anche se la congiunzione sarà meno evidente (l’angolo tra i pianeti e la Luna aumenta).

A quanto pare il primo giorno del prossimo mese è una congiunzione di parole con la C… Infatti subito dopo il tramonto si potrà osservare anche la luce Cinerea, ovvero una debole luce che illumina la parte in ombra della Luna poco dopo il tramonto. La Luna è, in questi primi giorni di marzo, in fase crescente e mentre aspetteremo di osservare il sottile spicchio accanto ad un brillantissimo pianeta Venere e ad un meno brillante pianeta Marte, se ci concentriamo sul nostro satellite vedremo, accanto alla falce molto luminosa, il resto del disco debolmente illuminato. Ma se le fasi lunari sono dovute ad un cono d’ombra proiettato dalla terra, che si frappone tra il Sole e la Luna, a cosa è dovuto questo fenomeno? La luce cinerea non è altro che una parte di luce solare che il nostro pianeta riflette in direzione della luna, illuminandola debolmente.

Ho scoperto con piacere che esistono moltissimi siti dedicati agli “eventi celesti”, che potranno tenerci aggiornati su cosa avviene sopra di noi. Spero vi venga voglia di guardare in su!

Stay Tuned

La Scienzabolaria

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Per approfondimenti:

Qui una mappa celeste per capire dove guardare

Qui la definizione di Wikipedia di Congiunzione Astrale

Sfogliando tra le pagine troviamo il cielo di Marzo 2017

Astronomiamo, un sito aggiornato e fonte di mille risorse nel settore

Sfogliando troviamo un utile approfondimento sulla Luce Cinerea

I come… INCI!

-INCI? Eh?

-International Nomenclature of Cosmetic Ingredients!

– Ah… E ora…

Come si fa a scegliere un cosmetico? Dove guardiamo? Cosa cerchiamo? Ecco che giunge alle nostre orecchie la magica parolina…INCI…

L’INCI non è altro che la lista completa degli ingredienti di un cosmetico, elencati in ordine decrescente di concentrazione. E’ obbligatorio e consente ad ognuno di noi di conoscere e scegliere consapevolmente il cosmetico giusto, non solo in relazione a sostanze “poco salutari” che spesso si trovano nei cosmetici, ma anche per esempio in caso di allergie. I nomi vengono per questo motivo indicati in latino (aqua) o in inglese (quasi tutto il resto) o con dei codici specifici (i coloranti, per esempio, con un codice chiamato colour index).

Esistono molti modi per preparare in casa dei cosmetici fatti a regola d’arte, ma non è detto che ciascuno di noi vi sia portato o che questo sia, specialmente per i meno esperti, più sicuro. E allora come destreggiarci tra mille parole incomprensibili? Ovviamente è il web che fornisce la soluzione. Ci basta controllare gli ingredienti ai primi posti della lista in un sito come Biodizionario, che classifica con un simpaticissimo semaforo l’ingrediente che stiamo cercando!

Evitiamo, in generale, i composti derivati del petrolio (Paraffin, Paraffinum Liquidum, Petrolatum ecc), che migliorano la texture (ovvero la consistenza) delle creme e ci ammorbidiscono la pelle, ma sono mooolto poco salutari! Allo stesso modo evitiamo i siliconi (che finiscono per -siloxane, come ad esempio Cyclopentasiloxane)!

I cosmetici sono parte della vita di tutti noi, non pensiamo solo alle creme o ai trucchi, ma più semplicemente anche ai saponi. Quante volte al giorno li usiamo? Non sarebbe il caso di fare più attenzione?

Stay Tuned

La scienzabolaria

Post Scriptum

Per approfondire:

  • Una bravissima blogger che lavora da molto tempo sulla autoproduzione di cosmetici, La Saponaria
  • Un sito che comprende anche un’analisi di prodotti già finiti, Biotiful
  • La normativa della Comunità Europea sugli INCI

A come… Antibiotico!

Da due giorni ho mal di gola, mi sa che prenderò… un cucchiaino di miele!

Gli antibiotici sono una classe di farmaci molto variegata, possono essere anche molto diversi tra loro e pertanto vanno prescritti da un medico.

(Ormai avrete capito che sento le voci…) “Ma io l’ho già a casa dalla febbre di questo autunno! Ho la febbre, mi sa che lo prenderò!”

Feeeeermo!

Prima di tutto lo sapevi che il comune raffreddore è causato da un virus e l’antibiotico non ha alcun effetto? E quale antibiotico avrai a casa? Facciamo intanto un po’ di chiarezza… Esistono diversi tipi di antibiotici, ad ampio spettro e a spettro ristretto. Quelli ad ampio spettro (tipo amoxicillina+ acido clavulanico, per intenderci quell’antibiotico che comincia per A e finisce con ugmentin…) agiscono su una gran varietà di microrganismi patogeni e sono quelli che usiamo più frequentemente. Quelli a spettro ristretto agiscono su specie precise e solitamente vengono prescritti in seguito ad un esame medico più accurato (a cui può seguire per esempio un tampone orofaringeo).

Riecco la vocina “Ma per si e per no io quello ad ampio spettro lo prenderei…”

Eh, se i farmaci non avessero effetti collaterali, anche io lo prenderei “per si e per no”… Ma:

  1. L’antibiotico indebolisce la nostra flora intestinale, perciò se non è necessario, l’antibiotico provocherà malessere a livello intestinale e possibili infezioni che prima non c’erano (l’antibiotico non uccide solo i batteri cattivi… anche quelli buoni!)
  2. L’antibiotico somministrato troppo di frequente (o le cure di antibiotico non portate a termine) causano lo sviluppo di una resistenza, ovvero di una “evoluzione” del patogeno che gli permette di sopravvivere all’antibiotico. A proposito della resistenza, si può imputare all’abuso di antibiotici il fatto che anche gli ultimi antibiotici inventati (utilizzati solitamente in ambito ospedaliero) stanno smettendo di funzionare, rendendo alcune infezioni letali. Sicuri di voler allevare batteri super-resistenti?

Tutti i farmaci sono utili, molto spesso si rivelano indispensabili, però deve essere valutato sempre e solo con l’aiuto di un medico il rapporto rischio/beneficio.

Meglio abolire la medicina fai-da-te…

Stay Tuned

La Scienzabolaria

 

 

Post Scriptum

Per approfondimenti sulla antibiotico-resistenza:

 

O come… Omeopatia!

Un alfabeto per come si deve comincerebbe dalla lettera A… Ma in questo disordinatissimo Web, qualcuno ci costringe forse ad essere così convenzionali?

Di Omeopatia se ne parla (sul serio) poco e per sfortuna male, tanto che ormai è quasi una leggenda… Ma che cos’è l’omeopatia? NON è fitoterapia, NON è curarsi con le erbe, NON è utilizzare prodotti naturali o sabotare le multinazionali. Wikipedia, Sacro Graal un po’ di tutti noi, la definisce come una pratica di pseudo-medicina basata sui principi formulati dal medico tedesco Samuel Hahnemann nella prima metà del XIX secolo”, già da qui dovremmo capire qualcosa. Perchè una “pseudo” medicina e quali sono questi principi? Lascerò che siate voi a rispondere alla prima domanda, mentre io proverò a rispondere brevemente alla seconda.

La teoria alla base dell’omeopatia, da cui deriva peraltro il nome greco di tale disciplina, è la similitudine, che attribuisce ad un farmaco proprietà curative verso un sintomo che sarebbe capace esso stesso di provocare in una persona sana (dunque, banalizzando, se la radice x provocasse come sintomo tossico una febbre, essa stessa, se somministrata sotto forma di rimedio omeopatico, sarebbe cura dello stesso tipo di febbre).  I principi fondamentali di questa “filosofia” sono la diluizione, in gergo omeopata definita come potenza, e la dinamizzazione, definita come succussione. La diluizione fa riferimento al fatto che i principi attivi, provenienti generalmente da estratti vegetali, sono notevolmente diluiti (in “potenza” di 10, quindi 1:100 o 1:10); le soluzioni ottenute sono poi “dinamizzate”, ovvero agitate con forza (apparentemente allo scopo di attivare questi principi attivi).

Sento già le voci:”Ma funziona!”

Si, ma anche l’effetto placebo funziona. A quanti ci avevano creduto, devo purtroppo dire che:

  1. La diluizione dei principi attivi è tale che è molto probabile che nemmeno una piccola e simpatica molecolina del nostro farmaco giunga a destinazione.
  2. L’omeopatia è stata teorizzata in un momento storico in cui non era possibile spiegare l’effetto preciso di un farmaco, cosa che oggi siamo molto spesso in grado di fare.
  3. Non esistono studi che abbiano dimostrato che le cure omeopatiche funzionano!

Stay Tuned!

La Scienzabolaria!

 

 

Post Scriptum!

Per approfondimenti:

Dario Bressanini, che scrive per leScienze (versione italiana di Scientific American) ed è un ottimo blogger (e videoblogger) del settore

Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, organizzazione fondata dall’illustrissimo Piero Angela)

E infine Wikipedia, che, sembrerà banale, ma può aiutare a comprendere le origini storiche dell’omeopatia

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