P come… Paura!

Ieri sera ho colmato una delle mie mille lacune cinematografiche… Ho visto per la prima volta, dopo 24 anni dalla sua uscita nelle sale… rullo di tamburi… Jurassic Park!

Ammetto che sapevo abbastanza bene cosa aspettarmi, perché ho letto, anche se non recentemente, il libro da cui il film è tratto (e diversi altri dello stesso autore, Michael Crichton, che per altro vi consiglio se siete amanti dell’avventura e se il tema dell’etica scientifica vi appassiona). Stranamente, questo non mi ha per nulla impedito di avere paura al momento giusto!

Per intenderci… non è che gli amici velociraptor siano proprio carini come i puffi…

Ma perché abbiamo paura? A cosa serve avere paura? Cosa succede al nostro corpo quando abbiamo paura?

La paura è una delle otto emozioni primarie: rabbia, paura, tristezza, gioia, sorpresa, attesa, disgusto, accettazione. Nella genesi della paura è coinvolta l’amigdala, una piccola porzione cerebrale rotonda implicata nella valutazione emotiva e nella memorizzazione degli eventi negativi. Emozioni intense determinano un’attivazione della corteccia insulare, un’altra porzione cerebrale connessa con i centri vegetativi, che controllano le reazioni involontarie del nostro corpo. Viene attivata una parte del sistema nervoso autonomo, chiamata “sistema nervoso simpatico”, che determina dilatazione della pupilla, secrezione di muco (e non di saliva liquida, ecco perchè sentiamo la secchezza alle fauci), aumento della frequenza cardiaca, costrizione dei vasi sanguigni periferici (impallidiamo), bronco dilatazione (per respirare meglio) e così via. A che serve tutto questo? A preparare il corpo ad una reazione del tipo “attacca o fuggi”, conseguente allo stimolo della paura.

Ovviamente la mia reazione è stata minima, perché ero consapevole che il pericolo non fosse reale… Ma ad un pericolo maggiore corrisponderà una reazione più intensa. In ogni caso il mio cervello ha realizzato che la vicinanza ai simpatici velociraptor poteva rivelarsi pericolosa e ha messo il mio corpo in condizione di fuggire o di reagire… Un salvavita insomma!

La paura ci ha consentito e ci consente ancora oggi di resistere, sopravvivere, evolverci. Ciò a cui dobbiamo stare attenti è solo non consentirle di dominarci.

Solo tre pensieri per voi…

“La paura governa il genere umano. Il suo è il più vasto dei domini. Ti fa sbiancare come una candela. Ti spacca gli occhi in due. Non c’è nulla nel creato più abbondante della paura. Come forza modellatrice è seconda solo alla natura stessa.”
(Saul Bellow)

“L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura, è la paura stessa.”
(Franklin D. Roosevelt)

“Aver paura è una cosa. Lasciare che la paura ti afferri per coda e ti faccia girare come una trottola è un’altra.”
(Katherine Paterson)

 

Stay Tuned!

La Scienzabolaria

 

 

Per approfondimenti

“Fisiologia – Dalle molecole ai sistemi integrati” – E. Carbone, F. Cicirata, G. Aicardi

Katherine Paterson

Saul Bellow

Annunci

P come… Pop Corn!

Io adoro i Pop Corn. Davvero. Un paio di sere fa, mentre ne sgranocchiavo un grosso pugno, mi sono detta… “Ma perchè mai esplodono i Pop Corn?”

Lo sapevate che il Pop Corn può essere ricavato solo da alcune specie particolari di mais?

Eh si, perchè è necessaria una speciale struttura del pericarpo (ovvero del frutto, del nostro chicco di mais), con un guscio più duro rispetto alle altre varietà normalmente utilizzate. Durante la cottura, la rigidità del guscio permette al chicco di trasformarsi in una minuscola pentola a pressione, per cui la temperatura e la pressione dell’amido e dell’acqua in esso contenuti, aumentano fino ad arrivare al finale scoppiettante!

La pentola a pressione ci consente di mantenere l’acqua allo stato liquido anche quando la temperatura di ebollizione è stata oltrepassata. Nel pop-corn la pressione può arrivare fino a 9 atmosfere (quando si raggiungono circa 180°C). Quando la pressione diventa insopportabile al rigido guscio, questo si rompe e l’acqua, tornata alla pressione atmosferica, si trasforma immediatamente in vapore, gonfiando l’amido gelatinoso che era contenuto con essa nel chicco.

Lo so, lo so… C’è un problema che affligge tutti noi…”Perchè alcuni chicchi non scoppiano?” I motivi possono essere molteplici, chicchi fratturati (che non possono più funzionare come pentole a pressione), distribuzione non uniforme del calore (per cui il chicco si brucia nelle sue pareti esterne), scarsa umidità del chicco (non c’è abbastanza acqua per farlo scoppiare). Se il nostro pacchetto di chicchi di mais è rimasto aperto a lungo, è possibile che i nostri chicchi si siano seccati e non scoppino per benino… Cosa facciamo? Aggiungiamo un paio di cucchiai di acqua e lasciamo i chicchi a contatto con il liquido per una giornata, curandoci di rimescolare spesso. Il “pop” è assicurato.

A proposito… Perchè fanno “pop”? Il suono (e anche il principio) somiglia molto a quello di una bottiglia di spumante da stappare. L’energia accumulata dentro al pop corn (a causa della temperatura e della pressione elevata) fuoriesce in maniera “brutale” durante lo scoppio, provocando un’onda d’urto, che viene amplificata dal pop corn come se fosse una cassa di risonanza.

Si… ma… Perchè saltano? Inizialmente si pensava fosse semplicemente a causa dello scoppio, ma grazie a video in slow motion è stato possibile mostrare che il “salto” del Popcorn dipende dal fatto che, durante lo scoppio, si genera una specie di gamba, che funziona come una molla, utilizzando l’energia accumulata all’interno del guscio.

 

Ad immaginare tutto questo scoppiettio mi è venuta anche fame…

Stay Tuned

La Scienzabolaria

Post Scriptum

Per approfondire:

Wikipedia sui Popcorn

Il segreto dei Popcorn – Dario Bressanini

La fisica dei Popcorn – Focus

P come… Placebo!

Signore e Signori, è giunto il momento di parlare del mio amato effetto Placebo!

Il dizionario Treccani definisce il placebo come “Preparazione farmaceutica a base di sostanza farmacologicamente inerte che viene somministrata soprattutto per gli effetti psicologici di autosuggestione che può avere sul paziente, oppure per eseguire confronti con medicamenti efficaci in una serie di esperimenti clinici”.

Quindi, se devo verificare l’efficacia di un farmaco, eseguo quello che viene chiamato “test a doppio cieco”. I pazienti vengono divisi in due gruppi (né il medico, né il paziente sanno a quale gruppo appartengono, per questo si chiama doppio cieco), di cui uno assumerà il farmaco da testare, l’altro assumerà una sostanza all’apparenza assolutamente identica, ma priva di principio attivo. La differenza nel risultato tra i due gruppi dimostra l’efficacia di un farmaco. Quindi un farmaco efficace deve mostrare una differenza che vada oltre l’effetto placebo.

L’effetto placebo ha componenti psicologiche importanti, per esempio l’atteggiamento di fiducia del paziente, il comportamento dell’operatore che somministra il placebo, la forma del placebo stessa (una compressa più grande “fa più effetto” di una più piccola), ma tale effetto può essere spiegato con fattori biologici. Quando qualcuno si prende cura di noi, che sia con un abbraccio, con l’omeopatico o con un farmaco qualunque, si innesca un circuito neuronale che porta al rilascio di endorfine, neurotrasmettitori che possono interagire con gli stimoli del dolore, attenuandoli.

Ma questo che vuol dire? Vuol dire che per i nostri piccoli malesseri possiamo scegliere la cura che vogliamo e che se ci crediamo farà comunque effetto. Vuol dire anche che c’è una precisa analisi dietro il termine “efficace” quando parliamo di un farmaco, ed è ciò che prescinde dall’effetto placebo. Quindi è dimostrato che, ad esempio, la pranoterapia (che magari sarà la prossima P) non è efficace, ma potrebbe funzionare su di te perchè tu ci credi! C’è qualcosa di negativo in questo? No, a patto di saper riconoscere quando subentra la necessità di un farmaco vero e di un medico vero. A patto di essere consapevoli che, anche se può rivelarsi utile, ci stiamo prendendo in giro da soli…

Hip Hip Hurrah per l’effetto placebo (se sappiamo come usarlo)!

Stay Tuned

La Scienzabolaria

Post Scriptum

Per approfondimenti:

Wikipedia sul Placebo

Articolo del CICAP(Comitato Italiano Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) sul Placebo

Interpretazione Psicologica del Placebo

Wikipedia sulle Endorfine

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: